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Gabriele Basilico. Fotografie dalle Collezioni del MAXXI

[quote]Coltivo l’illusione e la speranza che la disponibilità a osservare e ad accettare la condizione urbana contemporanea possa essere un buon punto di partenza per immaginare una città e un futuro migliori.
Gabriele Basilico
(da ABITARE LE METROPOLI Edizioni Contrasto, 2013)[/quote]

Il MAXXI dedica una mostra al grande maestro italiano della fotografia recentemente scomparso: 70 fotografie tutte in grande formato provenienti dalle collezioni del MAXXI che raccontano la lunga e felice collaborazione tra il museo e Gabriele Basilico.

Dalle immagini dello Stretto di Messina per il progetto Atlante Italiano del 2003, alle foto del MAXXI per Cantiere d’Autore del 2009, dalle fotografie dedicate agli Uffici Zanussi per Sguardi Contemporanei agli splendidi scatti dedicati alla mostra di Luigi Moretti che ha inaugurato il museo nel maggio 2010 (tutte committenze del MAXXI Architettura), per arrivare ai ritratti di città acquisiti dal MAXXI Arte, la mostra Gabriele Basilico. Fotografie dalle Collezioni del MAXXI (28 novembre 2013 – 30 marzo 2014) a cura di Giovanna Calvenzi e Francesca Fabiani, ricostruisce una vera e propria biografia del MAXXI oltre che la storia di una lunga e felice collaborazione.

In mostra anche il film-documentario inedito del regista e architetto israeliano Amos Gitai dedicato al fotografo, presentato in anteprima al MAXXI.

Per l’occasione inoltre, viene presentato in anteprima nazionale il volume di Gabriele Basilico Abitare le metropoli, edito da Contrasto, che pubblica per la prima volta il testo scritto e raccontato dal fotografo in due serate al Teatro No’hma-Teresa Pomodoro di Milano nel 2010, insieme a una selezione di fotografie.

La mostra è articolata in cinque sezioni che evidenziano l’interesse di Basilico per il linguaggio architettonico e la sua straordinaria capacità di interpretare la città e i suoi continui cambiamenti.

Atlante italiano003 Ritratto dell’Italia che cambia, del 2003, è una ricerca sul paesaggio a cui Basilico contribuisce indagando le due sponde dello stretto di Messina, tra Sicilia e Calabria, privilegiando una visione allargata e rialzata che abbraccia interamente il paesaggio.

Sguardi contemporanei. 50 anni di architettura italiana: un ‘gioco’ per rileggere con nuovi sguardi l’architettura italiana del secondo Novecento a cui Basilico partecipa documentando con un punto di vista fortemente prospettico, gli Uffici della Zanussi a Porcia (PN) realizzati da Gino Valle nel 1957-61.

Cantiere d’autore. Architettura e fotografia per il MAXXI in progress: campagna fotografica dedicata al cantiere del MAXXI e alla sua evoluzione, di cui Basilico ritrae la fase conclusiva nel 2009 realizzando un ritratto accurato e partecipato del museo; fotografie che mettono in luce l’identità in formazione della struttura progettata da Zaha Hadid.

Le architetture di Luigi Moretti: campagna fotografica sui progetti realizzati dall’architetto romano in occasione della mostra Luigi Moretti. Dal razionalismo all’informale inaugurata nel 2010. Immagini di straordinario rigore compositivo, emblematiche del suo interesse morfologico e formale per le architetture.

Le città: questa sezione comprende la serie di quindici fotografie della Collezione MAXXI Arte che testimonia la ricerca di Basilico sulle trasformazioni del paesaggio urbano tra il 1980 e il 2003: si tratta di alcune tra le più intense immagini del fotografo, dalle prime esplorazioni sulla sua Milano, agli scatti dedicati alle città italiane, alla visione di Roma tra rovine antiche e nuove architetture, fino ad arrivare a Beirut, a cui il fotografo si rivolge recuperandone l’identità al di là delle evidenti ferite di una guerra appena conclusa.

Un corpus di fotografie tutte di grande formato che rivelano il modo “insistente” e riflessivo di guardare che aveva il fotografo e la sua abitudine di camminare a lungo nelle città. La fotografia è per Basilico un dispositivo per comprendere la complessità del mondo, uno strumento per decodificare lo spazio, sia urbano che naturale, mettendone in luce gli elementi costitutivi, con una visione lucida che rispecchia la medesima limpidezza di pensiero.

Completa l’esposizione il film-documentario inedito del regista e architetto israeliano Amos Gitai dedicato al fotografo. Una lunga intervista realizzata da Gitai durante la Biennale di Architettura del 2012, in cui Basilico racconta il suo lavoro e che viene presentata in anteprima al MAXXI proprio in occasione della mostra. Gitai, partendo dalla comune formazione da architetti, nonché dall’amicizia e dalle collaborazioni che lo hanno legato al fotografo, mette in luce in questa intervista alcuni temi cruciali del documentare: la possibilità di raccontare il presente, l’implicazione dell’autore, il rapporto con la storia.

Gabriele Basilico. Fotografie dalle Collezioni del MAXXI  non solo rende omaggio a uno dei massimi interpreti della fotografia di architettura in Italia ma dimostra anche la profonda trasversalità dell’arte di fotografare. L’occhio di questo grande maestro infatti ha saputo raccontare la storia e l’evoluzione dell’architettura e del paesaggio italiano degli ultimi decenni e nello stesso tempo offrire attraverso le sue fotografie suggestioni, riflessioni, visioni proprie di un grande artista.

Si segnala inoltre che dal 23 novembre 2013 al 26 gennaio 2014 la Galleria civica di Modena ospita la mostra Gabriele Basilico nella collezione della Galleria civica di Modena a cura di Silvia Ferrari in collaborazione con Giovanna Calvenzi. Una mostra che racconta non solo lo sguardo sociale di Basilico al suo primo approccio con la fotografia, ma anche il legame del fotografo con la città di Modena protagonista di alcune sue storiche campagne di documentazione (www.galleriacivicadimodena.it)

 

 

Gabriele Basilico (Milano 1944-2013). Dopo la laurea in architettura abbandona il tavolo da disegno per dedicarsi – a metà degli anni ‘70 – esclusivamente alla fotografia.  Partito dall’esplorazione della periferia e dalle fabbriche della sua città natale, nel corso degli anni il suo interesse si sposta verso altre città, attratto sia dalle zone di confine, sia dai luoghi monumentali e dalla loro stratificazione storica. Nel corso degli anni ‘80 matura un interesse che dalla città lo porta al paesaggio, sancito dalla partecipazione in Francia, unico italiano, alla Mission Photographique de la DATAR, per poi tornare ancora alla città e alla sua architettura.

 

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